La responsabilità del datore di lavoro e delle figure intermedie
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IL QUADRO MALEDETTO
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CASI DI INFORTUNIO IN ASSENZA DI CINTURE DI SICUREZZA

CASO 1

Il primo caso riguarda un infortunio avvenuto durante lavori di impermeabilizzazione di un canale di scarico dell’acqua piovana presente sulla copertura di un capannone industriale, costituita da lastre in cemento amianto poggianti su travi portanti in cemento armato.
Un lavoratore per effettuare il lavoro si muove lungo le parti portanti utilizzate come vie di transito. Mentre il lavoratore procede a posizionare la guaina impermeabilizzante sul canale di scolo, per cause che non sa riferire, calpesta una lastra in cemento amianto che cede, facendolo precipitare da un’altezza di circa 4 metri sul pavimento all’interno del capannone.
Si procura fratture in sedi multiple.
L’infortunato non si era dotato di dispositivi di protezione individuale anticaduta.

Questi i fattori causali dell’incidente rilevati dalla scheda:

  • il lavoratore “si muove su un tetto non portante in assenza di idonee protezioni e mettendo un piede in fallo
  • assenza di cinture di sicurezza”.

 

CASO 2

Molto breve il secondo caso che riguarda una caduta di un lavoratore dopo essere salito su una copertura.
Il lavoratore sale su una copertura in lastre ondulate in cemento amianto per arrivare ad un palo. La copertura non regge il peso del lavoratore e cede facendolo rovinosamente cadere da una altezza superiore a due metri.
L’infortunato ha riportato la frattura del coccige. Non indossava cintura di sicurezza.

I fattori causali:

  • “Mancano i percorsi attrezzati per camminare e stazionare in sicurezza”;
  • Il lavoratore “saliva su una copertura in cemento amianto per accedere su un palo”;
  • “Non indossava le cinture di sicurezza”.

 

CASO 3

Il terzo caso riguarda un altro infortunio relativo alla verifica della verticalità di un muro.
Un lavoratore, con un collega, deve verificare la verticalità di un muro in CA, precedentemente gettato; nello specifico, deve muovere le travi di legno a sezione quadrata (tiranti o bretelle) per mettere in allineamento la parete.
Entrambi i lavoratori si trovano su un terrapieno a circa 2,50 m dal suolo, non protetto lungo due dei quattro lati poiché, almeno su uno dei due lati liberi, non è possibile allestire alcuna protezione collettiva a causa delle operazioni di allineamento che dovevano compiere gli operai e della qualità del terreno franoso.
Il terrapieno è caratterizzato da terreno di riporto proveniente dall’area del cantiere.
Ad un tratto, mentre il lavoratore sta ruotando il tirante esterno, operazione che si poteva fare posizionandosi in prossimità del crinale del terrapieno, perde l’equilibrio e cade in avanti, scivolando sulla pendenza della scarpata con l’addome, a testa in giù, fino a colpire rovinosamente con la fronte la fondazione in CA (ai piedi del terrapieno). L’operaio, durante la caduta, perde l’ elmetto indossato.
Immediatamente soccorso dal collega, il lavoratore è trasportato al pronto soccorso, ricoverato nel reparto di medicina d’urgenza con trauma cranico non commotivo, frattura osso frontale e ferita LC.
Non era stato allestito un sistema di linee vita, né era stata fornita all’infortunato la cintura di sicurezza.

Questi i fattori causali rilevati:

  • “mancato allestimento sistema di linee vita”;
  • il lavoratore “perdeva l’equilibrio e cadeva in avanti”;
  • “mancata fornitura di cintura di sicurezza, non essendo possibile altro sistema di protezione collettiva contro la caduta dall’alto”.

La prevenzione degli infortuni

Per dispositivi di trattenuta dove con “trattenuta” si intende “la condizione che per la lunghezza del cordino e del posizionamento dell’ancoraggio rende impossibile la caduta”.
A ricordarlo è la scheda “ CINTURA DI SICUREZZA UNI 358 (DPI002)”, pubblicata sul sito “ coperturasicura.toscana.it”, che segnala che tale cintura “non rientra fra i sistemi di protezione contro la caduta dall’alto (v. D.Lgs. 81/08, art. 115). Non può essere considerato un dpi di arresto caduta ai fini di anticaduta dall’alto, ma solo quale dispositivo di trattenuta”.
Oltre a presentare il dispositivo e a segnalarne le caratteristiche, la scheda riporta alcuni elementi di criticità di questo dispositivo:

  • “può essere usato solo quale elemento di trattenuta e non ai fini anticaduta;
  • dipendenza, ai fini dell’efficacia della cintura, da un sistema perfettamente funzionante nei suoi elementi costitutivi e/o subsistemi, di cui la cintura stessa è solo un componente;
  • esistenza di un punto di ancoraggio affidabile;
  • cattivo stato di conservazione;
  • utilizzo erroneo da parte dell’operatore, se non sufficientemente istruito sul modo corretto di indossare la cintura;
  • esistenza di bordi taglienti, la temperatura elevata, la conducibilità termica, ecc.”.

Ricordiamo, in conclusione, che la norma UNI che parla delle cinture di posizionamento è la UNI EN 358:2001 “Dispositivi di protezione individuale per il posizionamento sul lavoro e la prevenzione delle cadute dall’alto – Cinture di posizionamento sul lavoro e di trattenuta e cordini di posizionamento sul lavoro”. La norma è la versione in lingua italiana della norma europea EN 358 (edizione dicembre 1999) e, con riferimento a cinture e cordini destinati al posizionamento sul lavoro o alla trattenuta, specifica i requisiti, le prove, la marcatura e le informazioni fornite dal fabbricante. Queste hanno l’obbligo di verifica annuale da parte di persona competente.

Tratto da PuntoSicuro